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Il giuoco del Calcio
Calcio (fr. Football, sp. Futbol, ted. Fussball, ingl. football).
La denominazione del giuoco del calico è comunemente usata per designare il modern sport del football (pala a piede), ma è impropria perché il football, pur avendo in comune alcune caratteristiche accessorie, se ne distingue per la principale: infatti il football non ammette se non per il portiere l’uso delle mani, mentre il gioco del calcio propriamente detto comprende l’uso delle mani e dei piedi.
Il gioco del calcio, lentamente decaduto dopo gli splendori del Rinascimento, è di tradizione italiana, e più particolarmente fiorentina. Anch’ esso, come quasi tutti i giochi con la palla trova giochi simili nell’ antichit greca e romana. Tenuto conto del suo carattere collettivo, della suddivisione di gareggianti in due schiere, della vivacita' della lotta ingaggiata attorno alla palla, della stessa conformazione di quest’ ultima, infine della lezione dei trattisti più rinomati (Lo Scaino, il Bardi, il Bini, ecc.), si può ritenere che il gioco del calcio fiorentino abbia i suoi remoti antenati nell’ episciro e nell’ arpasto. L’episciro nella descrizione di Polluce (IX, 104), era giocato da due schiere che occupavano i due settori nei quali il campo era diviso nella striscia di pietra e che si cacciavano e si urtavano, al gettar della palla, mentre l’arpastro in voga preso i Romani, richiama il concetto di rapire la palla, prerogativa di un gioco estremamente battagliero. Cosi Marziale nel epigramma dedicato all’arastro (IV,19).
E’ arduo seguire le fasi della lenta elaborazione dell’ antico arpasto nel fiorentino gioco del calcio attraverso il Medioevo, che non fu propizio al culto e allo sviluppo dei giochi con la palla. Tuttavia alcuni documenti del tardo Medioevo (es. una deliberazione degli anziani di Pisa (1300?) e un passo degli Statuti di Mondovi del 1415) dimostrano che gia' allo spirare dell’ eta' di mezzo il gioco della palla, in forme tecniche imprecise, era noto e praticato in Italia.
Il gioco del calcio toccò il periodo del massimo spelndore a Firenze, all’ epoca dei medici. Il Vocabolario della Crusca (I° edizione Venzia 1612), ne da la seguente definizione, riprodotta nelle edizione successive: <<E’ calcio anche il nome di un gioco, proprio e antico nella citta' di Firenze, a guisa di battaglia, ordinata, con una palla a vento, rassomigli antesi alla sferomachia, passato da’ Greci a’ Latini, e da’ Latini a noi>>.
Il campo di gara abituale in Firenze era a piazza di Santa Croce (vi è ricordo di cacce giocate sull’ Arno gelato dell’ inverno del 1491); si giocava dalle calende di gennaio al carnevale. Partecipavano al calcio, abitualmente, 54 giocatori appartenenti alla nobilta' cittadina e suddivisi in due schiere, prescelte sul campo e preordinate alla vigilia a seconda che il calcio era senza o con livrea. I 27 giocatori erano suddivisi in 4 gruppi a seconda dei compiti tecnici rispettivamente assegnati (15 innanzi o corridori, 5 sconciatori, 4 datori innanzi, 3 datori a dietro); e mira delle schiere avverse era quella di <<far passare di posta, oltre all’apposto termine, un mediocre pallone a vento, a fine di honore>> (Bardi). Il gioco, preceduto da sfarzose parate, s’iniziava col battere della palla, da parte del pallaio, contro un segno di marmo che era posto a meta' campo dal lato del muro (le odierne tribune), opposto alla fossa. Vinceva la caccia la schiera che riusciva a condurre la palla oltre il termine di fondo dell’avversa schiera, variamente manovrando con le mani e con i piedi. Il gioco del calcio, per il quale i fiorentini nutrirono una sconfinata passione, assumeva particolare solennita' in occasione di matrimoni principeschi e di visite illustri. Né Firenze era sola cultrice del gioco, ché da una raccolta celebrativa del 1776, edita a Livorno, si apprende che il console britannico di questa citta' allestì in quell’ anno una gara per onorare Pietro Leopoldo e Maria Luisa.
Più tardi il gioco del calcio andò decadendo , mentre il gioco del pallone col bracciale prendeva il primo posto nella considerazione delle folle e nella celebrazione di poeti e scrittori.
Il FOOTBALL ASSOCIATION.
Sul finire dell’ Ottocento (1890) il gioco del calcio, nella nuova regolamentazione tecnica assegnatagli dagl’ Inglesi (football association), veniva ripreso dagli italiani che fondavano in quel tempo le prime societa' di calcio (a Genova, a Torino, a Mlano), denominate all’ inglese Genoa football club, Milan football club, ecc., si come Inglesi residenti nel nostro paese erano la più parte dei giocatori praticanti il nuovo sport nelle neonate societa' italiane. Il gioco conquisto in breve i favori delle folle e, pervenuto a eccellenza, potè in seguito prescindere dall’ausilio e dall’ insegnamento dei giocatori stranieri (dal 1927 le nostre squadre di calcio sono composte esclusivamente di giocatori italiani). Il football, peraltro si gioca da noi, come del resto in tutte le altre nazioni, secondo le regole tecniche dettate dagli Inglesi, regole che hanno applicazione internazionale e che sono elaborate e promulgate dall’ International Board (IFAB), organo legislativo permanente per il gioco del calcio (football).
Il gioco del football (association, per distinguerlo dal rugby) differisce principalmente dall’ antico gioco del calcio fiorentino perché è vietato ai giocatori servirsi delle mani, l’uso delle quali è riservato ai portieri.
Col diffondersi della passione popolare per il gioco del calcio, il numero delle societa' che lo praticavano si accrebbe smisuratamente , tanto che oggigiorno non vi è citta' o paese di qualche importanza che non possegga la sua squadra e la sua moltidutine di seguaci (i cosiddetti supporter, accaniti partigiani delle squadre). A secondo del rispettivo valore, le squadre sono ripartite in varie categorie e concorrono con agli annuali campionati nazionali regolati da apposita federazione (in Italia è la FIGC, Federazione Italiana Gioco Calcio).
Il regolamento generale del FOOTBALL ASSOCIATION così disciplina, nelle linee generali, le norme tecniche del gioco:
La partita di calcio si svolge tra 22 giocatori, divisi in due squadre di 11 giocatori ciascuna, cosi denominati : un portiere (ingl. goalkeeper), 2 terzini (ingl. backs), 3 mediani (ingl. halves), 5 avanti (ingl. forwards).
Il campo di gioco, in forma rettangolare, ha una lunghezza massima di 120 m., minima di 90, e una larghezza massima di 90 m., minima di 45 m..
Il campo è delimitato e segnato da linee bianche; i lati minori del rettangolo si chiamano linee di fondo, i lati maggiori linee laterali. Ad ogni vertice del campo sono infisse bandierine che contraddistinguono i quattro angoli (ingl. corners). Sulle rispettive linee di fondo sono collocate le due porte (ingl. goals) le quali, equidistanti dagli angoli del campo, consistono di due pali piantati verticalmente, distanti tra loro 7,30 e riuniti in alto da una sbarra trasversale posta a 2,45 m. dal suolo.
(Tratto da "Enciclopedia Italiana Fondata da Giovanni Treccani)

